FOB vs CIF

Quello del trasporto marittimo delle merci è un settore dal retaggio antico, di quando le navi erano mosse dal vento che ne gonfiava le vele e gli uomini a bordo erano avventurieri che colonizzavano nuovo mondi.

Cacao, seta, patate dolci e addirittura uomini, sono alcune delle merci che hanno dato inizio ad una prima rete di scambi commerciali attraverso rotte oceaniche.

Oggi, con la parola rete, si pensa prima di tutto ad internet che ha reso possibile l’avvicinamento delle persone e dei dati a livello globale, ma non si pensa alla rete di traffico mondiale delle merci, che ha reso accessibile per tutti l’acquisto di prodotti ad un prezzo contenuto: giocattoli dalla Cina, abbigliamento dal Pakistan o macchinari dall’India, sono solo alcuni esempi di ciò che importiamo dall’estero.

L’Europa, e in particolare l’Italia, è sempre più un paese di servizi che ha bisogno di acquistare merci dall’estero ed in misura minore, di esportare i propri prodotti e la propria eccellenza verso l’esterno.

Il nostro paese è un famoso caso di studio per quanto riguarda l’industria diffusa, ossia una importante presenza sul territorio di piccole e medie aziende capaci di offrire qualità e di potersi adattare velocemente alla richiesta di mercato.

Dall’altro lato, la struttura minimalista di questo tipo di aziende, nasconde una limitata disponibilità di risorse e di know-how per quanto riguarda gli ambiti che esulano da quelli specifici dell’azienda stessa.

Per fare un esempio: una ditta che produce scarpe e che conta una decina o quindicina di dipendenti, difficilmente avrà la disponibilità economica, il personale e forse anche la mentalità per destinare una parte delle sue risorse alla gestione del trasporto della merce una volta prodotta.

Preferirà quindi utilizzare nel contatto di compravendita Incoterms dei gruppi E ed F, tipo Ex-Works o  FOB in modo da doversi sobbarcare solo una piccola parte della spedizione.

Quello che però non viene preso in considerazione è l’assicurazione che la merce arrivi a destinazione integra e nei tempi previsti per ricevere il pagamento da parte dell’acquirente.

Il trasporto intermodale prevede che la merce venga caricata e scaricata più volte su vettori diversi (stradale, marittimo, aereo, ferroviario, ecc.) e, anche se statisticamente bassi, gli incidenti o i semplici danneggiamenti della merce esistono.Il World Shipping Council ha calcolato una perdita di container in mare che si aggira intorno a 1400 l’anno.

Ed ecco che entrano in gioco gli Incoterms, una serie di termini internazionalmente riconosciuti che definiscono quale soggetto sarà incaricato di definire le modalità di trasporto e a carico di chi saranno le responsabilità.

Con il termine Ex-Works, tradotto in italiano con Franco Fabbrica, il venditore mette a disposizione la merce per il ritiro presso un luogo convenuto, per cui sarà l’acquirente ad occuparsi in toto della spedizione, a cominciare dal ritiro della merce, al fornire al doganalista la documentazione per emettere la bolla doganale di esportazione, alla scelta del vettore per il trasporto internazionale e tutto ciò che consegue all’arrivo al porto o aeroporto di destino.

La resa FOB (Free on Board) prevede che a carico del venditore siano il trasporto fino al porto o aeroporto di partenza e la caricazione della stessa sul vettore designato dall’acquirente e l’emissione della bolla doganale di esportazione.

In entrambi i casi si evince come il venditore non abbia il controllo sulla totalità della spedizione e quindi, la garanzia dell’effettivo arrivo della merce secondo le modalità e le tempistiche previste dal contratto.

Il consiglio che viene dato alle ditte da chi si intende di commercio internazionale è di non utilizzare le rese del gruppo E ed F ma di prediligere quelle del gruppo C (CFR, CIF, CPT e CIP), in particolare la resa CIF (Cost, Insurance and Freight), dove il venditore si occuperà della spedizione e le responsabilità saranno a suo carico fino al porto o aeroporto di destino.

Apparentemente può sembrare più complicato rispetto ai due precedentemente analizzati, in quanto più laborioso in termini di scelta dei vari vettori coinvolti nel trasporto intermodale, ma garantisce un maggiore controllo sulla spedizione da parte di chi vende così da garantire una maggiore probabilità di successo sia sull’integrità della merce all’arrivo che sui tempi di consegna, se contemplati dal contratto.

Con il termine CIF, il venditore si farà carico dei costi per il trasporto terrestre, della scelta del vettore principale da utilizzare per il trasporto internazionale (così da decidere se risparmiare sul costo del nolo oppure di optare per un vettore più rapido e sicuro) e sarà a suo carico anche l’onere di assicurare la merce, che potrà essere quella minima prevista, così da mantenere i costi contenuti.

Ecco che dall’analisi emerge che di CIF, così come gli altri termini del gruppo C, sia una scelta che maggiormente garantisce il buon risultato nella consegna della merce in condizioni adeguate, condizioni che porteranno al pagamento per la transazione avvenuta.