Dal Green Deal al green shipping: perché dogana e ambiente oggi viaggiano insieme

Per anni la sostenibilità nel trasporto marittimo è stata percepita come un tema soprattutto tecnico, legato alle scelte dei vettori e alle politiche climatiche internazionali. Dal 2024, con l’estensione del sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS) al settore marittimo e con l’entrata in vigore del regolamento FuelEU Maritime nel 2025, “green shipping” significa invece anche nuova materia doganale. Le scelte ambientali incidono sui costi di trasporto, sui documenti commerciali e, sempre più spesso, sulla determinazione del valore in dogana. Le navi sopra le 5.000 GT che scalano porti UE devono ora misurare e “pagare” le proprie emissioni di CO₂ acquistando quote ETS, mentre dal 2025 sono tenute a ridurre progressivamente l’intensità di gas serra dell’energia utilizzata a bordo, in base a target che partono da -2% e arrivano fino a -80% al 2050. Questi obblighi non rimangono confinati al rapporto tra armatore e autorità competenti, ma si riflettono sui noli, sulle surcharge applicate alle spedizioni e, a cascata, sulle dichiarazioni di import/export che gli spedizionieri EAAMS presentano ogni giorno. Per gli operatori doganali questo significa entrare in una fase in cui ambiente, fiscalità e logistica non sono più ambiti separati, ma parti di un unico puzzle regolatorio da leggere in modo integrato.

ETS marittimo: nuove voci di costo e impatto sul valore in dogana

Dal 1° gennaio 2024 le emissioni delle navi cargo e passeggeri di stazza superiore a 5.000 GT che chiamano porti dell’UE sono state incluse nel campo di applicazione dell’EU ETS. Il sistema copre il 100% delle emissioni sui viaggi intra-UE e il 50% dei viaggi da/verso porti extra-UE, con una fase di introduzione graduale: 40% delle emissioni da coprire il primo anno, 70% il secondo, 100% dal terzo anno in avanti. L’obbligo di acquistare e restituire quote ETS genera un costo aggiuntivo per l’armatore, che nella pratica commerciale viene spesso ribaltato sul caricatore sotto forma di “ETS surcharge” o di adeguamento del nolo. Qui il tema diventa doganale: la Commissione europea, nei lavori del Customs Code Committee, ha chiarito che, quando tali costi sono legati al trasporto delle merci fino al luogo di introduzione nel territorio doganale dell’Unione e fanno parte dell’importo dovuto come condizione di vendita, devono essere considerati ai fini del valore in dogana. Per lo spedizioniere doganale questo comporta almeno tre conseguenze operative: verificare come il vettore esprime i costi ETS in fattura (voci distinte, surcharge, adeguamenti del nolo); capire, caso per caso, se tali importi rientrano tra gli elementi da includere nel valore di transazione ai sensi del Codice Doganale dell’Unione; dialogare con il cliente per allineare documenti commerciali, Incoterms e dichiarazione doganale, riducendo il rischio di contestazioni e rettifiche a posteriori. Non si tratta quindi di un semplice “costo in più”, ma di una variabile che entra a pieno titolo nel processo di valutazione doganale.

Fuel a basse emissioni e regolamento FuelEU Maritime: dal bunker al DAU

Il secondo pilastro della transizione verde in ambito marittimo è il regolamento (UE) 2023/1805, noto come FuelEU Maritime, entrato in applicazione quest’anno. La normativa impone alle navi sopra le 5.000 GT che scalano porti europei di ridurre progressivamente l’intensità di gas serra dell’energia utilizzata a bordo, a partire da un obiettivo del -2% nel 2025 rispetto al livello medio del 2020, con step successivi fino a un -80% entro il 2050. Per rispettare questi target, le compagnie di navigazione stanno introducendo carburanti alternativi (biofuel, LNG, e-metanolo, ammoniaca “verde”) e sistemi di efficienza energetica. Tutto questo ha un impatto diretto sui costi di bunker e, come riportato da diverse analisi di mercato, sulle tariffe di trasporto: nuove regole sui fuel sono percepite dagli operatori come fattore potenzialmente inflazionistico, con un probabile trasferimento dei maggiori costi lungo la catena fino ai caricatori. Per chi redige le dichiarazioni doganali, le ricadute pratiche sono almeno due: la struttura del nolo marittimo si complica, con componenti legate alla sostenibilità (green surcharge, fuel adjustment, ecc.) che vanno lette con attenzione per capire se e come incidono sul valore imponibile; le imprese iniziano a chiedere ai propri spedizionieri non solo “quanto si paga”, ma anche “perché” si paga di più, e se esistono regimi, agevolazioni o soluzioni logistiche alternative in grado di ottimizzare costi e impatto ambientale. La coppia ETS + FuelEU sposta dunque il baricentro del lavoro doganale da una logica puramente dichiarativa a una consulenza che deve saper integrare aspetti fiscali, contrattuali e ambientali.

Nuove responsabilità per gli spedizionieri EAAMS

In questo scenario, lo spedizioniere doganale non è solo il soggetto che presenta DAU e gestisce codici HS, ma un vero manager della conformità per conto del cliente. La tradizionale competenza in materia di classificazione, origine e valore deve oggi affiancarsi a una conoscenza aggiornata delle normative ambientali che incidono sui trasporti e, potenzialmente, sul trattamento doganale delle merci. EAAMS, attiva da oltre quarant’anni nel settore della logistica internazionale e dell’assistenza fiscale e doganale alle imprese, ha già sottolineato in più occasioni come la formazione specialistica sia un investimento strategico per gli spedizionieri, non solo un adempimento normativo. L’introduzione di ETS marittimo e FuelEU rende questa affermazione ancora più attuale: chi presidia le procedure doganali deve essere in grado di interpretare correttamente le nuove voci di costo legate alla decarbonizzazione del trasporto marittimo; supportare le aziende nelle scelte documentali e contrattuali (es. Incoterms, strutturazione delle fatture, ripartizione dei costi di trasporto); prevenire errori di valutazione che potrebbero sfociare in sanzioni o in rettifiche di accertamento da parte delle autorità. La capacità di dialogare con shipping line, clienti e amministrazioni doganali su questi temi diventa un elemento distintivo nello scenario competitivo.

Formazione, digitalizzazione e consulenza: il ruolo di EAAMS nella transizione verde

La trasformazione “green” del trasporto marittimo è un processo di lunga durata, destinato ad intensificarsi nei prossimi anni, anche alla luce delle ulteriori iniziative UE e delle strategie dell’IMO sulla decarbonizzazione del settore. Per le aziende italiane che importano ed esportano via mare, restare aggiornate significa non solo evitare rischi, ma cogliere opportunità di ottimizzazione economica e di posizionamento competitivo. Per gli spedizionieri EAAMS la sfida è chiara: trasformare un quadro regolatorio complesso in procedure gestibili, trasparenti e conformi, aiutando le aziende a navigare in sicurezza tra sostenibilità ambientale, dogana e logistica internazionale.

EAAMS: efficienza e professionalità dalla parte del cliente

L’obiettivo di EAAMS – attiva da oltre 40 anni nel settore della logistica, delle spedizioni internazionali e dell’assistenza fiscale e doganale alle imprese operanti in Italia – è da sempre quello di rendere più snelle e sicure le procedure relative a qualsiasi tipologia di movimentazione mediante la gestione di ogni adempimento burocratico e fiscale.

EAAMS – il team di esperti nelle spedizioni nazionali ed internazionali – è infatti in grado di offrire un servizio specializzato e personalizzato per soddisfare qualsiasi particolare esigenza del cliente e per garantirgli sempre i più elevati standard di sicurezza.

In questo modo è possibile operare sempre nel massimo rispetto delle normative più recenti e poter immettere in totale sicurezza i propri prodotti sul mercato.

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